convegno cippo Alferada
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Alla scoperta dei segreti e del valore di Gravina

Il cippo di Alferada e il frammento dello stemma di Gravina.

"Metteremo a fuoco due oggetti di importanza straordinaria che abbiamo rivalutato". Questa l'introduzione fatta da Don Giacomo Lorusso al convegno riguardante il Cippo di Alferada e lo stemma di Gravina. Obiettivo principale dell'iniziativa quello diportare a conoscenza della comunità gravinese questi due importanti oggetti museali, scoperti nel 2012, sotto la biblioteca Finia, durante gli scavi fatti per il restauro.

Il Cippo di Alferada che è passato dai longobardi ai normanni porta una iscrizione del XI secolo, ma nonostante non sia un Cippo monumentale e decorato, la calligrafia e la frase gli attribuiscono particolare importanza. L'altro elemento caratteristico, il frammento dello stemma di Gravina, ci permette di entrare in contatto con la Civitas della cattedrale e di ritornare all'antichità. Il prof Benucci, relatore del convegno, ha studiato accuratamente il cippo di Alferada che presenta sei righe rotte in diagonale e attraverso lo studio approfondito della scrittura ci ha mostrato l'interpretazione delle lettere da cui è stato possibile tradurre: "Qui riposa il corpo di Alferada".

"Notate il grano a destra e i pampini a sinistra che, con il corso del tempo e nei seguenti stemmi, sono stati invertiti" - ha affermato il professor Benucci, analizzando il frammento dello stemma di Gravina e l'evoluzione del nostro stemma.

A parlare invece della giustificazione della presenza del cippo di Alferada è stato nel suo intervento il prof. Fedele Raguso. "Alferada rappresentava il braccio destro di Roberto il Guiscardo, ed è molto probabile che Alferada sia arrivato qui tra i normanni che hanno preso in consegna la città di Gravina e morirà poco dopo l'arrivo in Puglia". ha spiegato lo studioso gravinese, che poi ha continuato: "Il frammento dello stemma di Gravina, invece, ci comunica la presenza di un muro di cinta della cattedrale ed era presente su una delle porte medievali della città".

Significative, infine, le parole di don Saverio Paternoster: "molte cose di Gravina non le conosciamo, quindi questa è un'opportunità per conoscere e studiarle e gli danno valore".

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