Guardia di finanza
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La città

Indagine sui contributi comunali, la minoranza attacca

Per le forze di opposizione “Assordante il silenzio della maggioranza”

La posizione critica delle opposizioni nei confronti del sindaco Valente e della sua maggioranza è unanime: ci si trincera dietro un silenzio preoccupante che alimenta dubbi. Ci si sarebbe aspettato un commento da parte del primo cittadino, abile comunicatore e fine utilizzatore dei canali social, ed invece: niente. Si traduce in poche ma significative considerazioni del mondo della politica (sponda forze di opposizione), il clamore della notizia diffusa da Gravinalife sulla inchiesta della Guardia di Finanza che ha portato alla denuncia di un dipendente comunale accusato di aver elargito contributi pubblici a persone che non ne avevano il diritto.

Una vicenda che ha scosso la comunità e che non ha lasciato indifferente almeno una parte della politica, quella oltre le forze di governo, che invece attende di sapere come mai sindaco e maggioranza sulla vicenda tacciono. Eppure, ricorda la consigliera Rosa Cataldi del Movimento Cinque Stelle, Valente non esitò ad andare sulle emittenti nazionali per denunciare persone che si rivendevano i buoni spesa. "E' gravissimo che il Sindaco abbia, dapprima, fatto lo show da Barbara D'urso per due buoni alimentari, per poi restare impassibile di fronte a ben 188mila euro regalati a chicchessia!" - sottolinea la consigliera pentastellata, cui fa eco la sua collega di partito Ketty Lorusso. "ll silenzio della amministrazione comunale è assordante! Su un fatto di così tanta gravità il Sindaco quantomeno dovrebbe far sapere quanto sia rammaricato" - afferma Lorusso.

Anche l'esponente della Lega di Gravina, Lorenzo Carbone parla di silenzio "assordante ed inquietante" da parte di sindaco, assessori e consiglieri di maggioranza.

Non meno duro il commento di Mario Conca di "Cittadini Gravinesi". L'ex consigliere regionale pentastellato si spinge anche oltre, chiedendosi "come possa essere possibile che una singola persona agisca in difformità della legge senza essere all'interno di un sistema che gliel'ha permesso o gliel'ha chiesto espressamente". "La gogna mediatica per il singolo serve a poco e soddisfa solo la nostra morbosità, questa condanna è solo la punta di un iceberg che non è ancora emerso" - conclude Conca.
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