
Libri
Alla Casa del Fuorilegge riflessioni su pace e guerra
Presentazione del Libro “DI GUERRA IN GUERRA” di Rocco D’Ambrosio
Gravina - giovedì 24 settembre 2026
10.01
Alla nella Biblioteca Comunale "La Casa del Fuori-Legge" si è parlato di pace e di guerra. L'occasione è arrivata nel corso della presentazione del libro "DI GUERRA IN GUERRA" di Rocco D'Ambrosio docente di Filosofia Politica e protagonista della serata.
L'incontro è stato introdotto e moderato da Arturo Casieri, mentre il dialogo con l'autore è stato curato da Franco Laiso, entrambi componenti del Comitato promotore della Marcia 2026 Gravina-Altamura.
Una serata di approfondimento e confronto che ha invitato il pubblico a riflettere sulle dinamiche dei conflitti contemporanei e sulle responsabilità individuali e collettive nella costruzione di una società orientata alla pace.
Durante il dibattito, il professor Laiso ha interrogato l'autore partendo dal titolo del manoscritto e dal primo capitolo in cui fa una riflessione sulla persistente presenza della guerra nella storia dell'umanità. Laiso ha richiamato il pensiero di Immanuel Kant e l'idea della pace perpetua: dalla Rivoluzione francese in poi, l'umanità ha più volte cercato di immaginare un sistema internazionale capace di prevenire i conflitti e costruire una pace duratura.
Nella risposta, D'Ambrosio ha sottolineato quanto il tema sia ancora drammaticamente attuale. «La guerra non è mai passata di moda», ha affermato, ricordando anche la poesia di Salvatore Quasimodo, nella quale la guerra e le sue conseguenze diventano una ferita profonda della storia e dell'uomo. Si è posta l'accento sui conflitti contemporanei dalla situazione di Gaza alle numerose guerre tuttora presenti nel mondo, e sul modo in cui queste vengono raccontate attraverso i mezzi di comunicazione. L'autore ha posto l'accento anche sul ruolo della propaganda e sulla difficoltà, per l'opinione pubblica, di distinguere i fatti dalle narrazioni costruite intorno ai conflitti.
Circa il binomio pace e guerra, D'Ambrosio ha una teoria e si pone una domanda: davvero la pace è solo qualcosa che viene determinata in seguito ad una guerra?
Per rispondere a questa istanza l'autore propone una riflessione che parte da un'altra domanda apparentemente semplice, ma profondamente complessa: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di pace? La pace, infatti, rischia di essere considerata soltanto come ciò che arriva dopo una guerra, come una condizione determinata dalla fine del conflitto, più che come un valore da costruire e preservare. D'ambrosio ha collegato il fenomeno delle guerre anche alla cronaca quotidiana, ricordando come la violenza possa manifestarsi tanto nei grandi conflitti internazionali quanto nella dimensione individuale e sociale.
Da qui nasce un ultimo elemento di riflessione che riguarda la differenza tra politica e guerra: la politica dovrebbe essere lo spazio della mediazione, del confronto e della ricerca di soluzioni; la guerra rappresenta, invece, il fallimento di quella capacità di mediazione.
L'incontro è stato introdotto e moderato da Arturo Casieri, mentre il dialogo con l'autore è stato curato da Franco Laiso, entrambi componenti del Comitato promotore della Marcia 2026 Gravina-Altamura.
Una serata di approfondimento e confronto che ha invitato il pubblico a riflettere sulle dinamiche dei conflitti contemporanei e sulle responsabilità individuali e collettive nella costruzione di una società orientata alla pace.
Durante il dibattito, il professor Laiso ha interrogato l'autore partendo dal titolo del manoscritto e dal primo capitolo in cui fa una riflessione sulla persistente presenza della guerra nella storia dell'umanità. Laiso ha richiamato il pensiero di Immanuel Kant e l'idea della pace perpetua: dalla Rivoluzione francese in poi, l'umanità ha più volte cercato di immaginare un sistema internazionale capace di prevenire i conflitti e costruire una pace duratura.
Nella risposta, D'Ambrosio ha sottolineato quanto il tema sia ancora drammaticamente attuale. «La guerra non è mai passata di moda», ha affermato, ricordando anche la poesia di Salvatore Quasimodo, nella quale la guerra e le sue conseguenze diventano una ferita profonda della storia e dell'uomo. Si è posta l'accento sui conflitti contemporanei dalla situazione di Gaza alle numerose guerre tuttora presenti nel mondo, e sul modo in cui queste vengono raccontate attraverso i mezzi di comunicazione. L'autore ha posto l'accento anche sul ruolo della propaganda e sulla difficoltà, per l'opinione pubblica, di distinguere i fatti dalle narrazioni costruite intorno ai conflitti.
Circa il binomio pace e guerra, D'Ambrosio ha una teoria e si pone una domanda: davvero la pace è solo qualcosa che viene determinata in seguito ad una guerra?
Per rispondere a questa istanza l'autore propone una riflessione che parte da un'altra domanda apparentemente semplice, ma profondamente complessa: che cosa intendiamo davvero quando parliamo di pace? La pace, infatti, rischia di essere considerata soltanto come ciò che arriva dopo una guerra, come una condizione determinata dalla fine del conflitto, più che come un valore da costruire e preservare. D'ambrosio ha collegato il fenomeno delle guerre anche alla cronaca quotidiana, ricordando come la violenza possa manifestarsi tanto nei grandi conflitti internazionali quanto nella dimensione individuale e sociale.
Da qui nasce un ultimo elemento di riflessione che riguarda la differenza tra politica e guerra: la politica dovrebbe essere lo spazio della mediazione, del confronto e della ricerca di soluzioni; la guerra rappresenta, invece, il fallimento di quella capacità di mediazione.







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