
Convegni
Una città per tutti, a partire dai più piccoli
A Gravina si ripensa lo spazio urbano a misura di bambino
Gravina - martedì 27 ottobre 2026
Come si può rendere una città davvero accogliente per tutti? Da dove bisogna partire per costruire spazi urbani capaci di rispondere alle esigenze dei bambini, delle famiglie e delle persone più fragili? Sono queste alcune delle domande al centro del convegno "La città come casa di tutti", svoltosi a Gravina, nell'ambito della manifestazione fieristica La mia Casa.
Un momento di confronto dedicato al valore dell'inclusione e alla necessità di ripensare gli ambienti quotidiani attraverso uno sguardo nuovo: quello dei bambini, delle persone con disabilità e, più in generale, di tutti coloro che vivono la città.
L'incontro ha rappresentato anche l'occasione per avviare una nuova progettualità legata al Piano urbano dei bambini, con l'obiettivo di promuovere una città più accessibile.
A introdurre il tema è stata la moderatrice Mariateresa Burdi, con il consigliere comunale delegato alla cultura Ignazio Lovero, che ha sottolineato l'importanza di mettere in relazione progettisti, scuole e famiglie, per comprendere come i bambini si muovono negli spazi urbani e come percepiscono l'ambiente che li circonda.
L'assessore Mariella Lorusso, invece, ha richiamato il significato più ampio della parola "casa": non soltanto il luogo in cui si vive, ma anche il mondo esterno, fatto di strade, piazze, servizi e luoghi di incontro. La casa, infatti, non si esaurisce nelle mura domestiche: il passaggio verso l'esterno apre un mondo diverso, che deve essere pensato anche dal punto di vista dei più piccoli. Da qui nasce la necessità di progettare spazi accessibili e universali, capaci di accompagnare la crescita e di costruire nuove opportunità per il futuro.
Il percorso avviato punta a trasformare queste riflessioni in una progettualità concreta, fondata sul dialogo e sulla collaborazione tra le diverse realtà del territorio.
Una città accogliente deve saper guardare oltre la prospettiva dell'adulto, creando ambienti in cui i bambini possano sentirsi coinvolti, sicuri e liberi di partecipare. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale costruire un lavoro condiviso tra amministrazione, famiglie e comunità.
Tra gli interventi, Arianna Gravina, della Biblioteca del Fuorilegge, ha raccontato il ruolo della biblioteca come spazio in continua evoluzione, capace di andare oltre la tradizionale funzione di luogo dedicato alla lettura. Particolare attenzione è stata riservata ai bambini nella fascia d'età 0-6 anni, attraverso ambienti progettati alla loro altezza, con scaffali accessibili e spazi pensati per favorire autonomia, scoperta e partecipazione. Accanto a questi, sono presenti luoghi dedicati agli under 14 e iniziative che portano la lettura anche in contesti diversi, come quello ospedaliero, attraverso formule di condivisione e circolazione dei libri.
Il tema dell'accessibilità riguarda anche la possibilità di utilizzare gli ambienti in ogni periodo dell'anno, con soluzioni adeguate e funzionali.
Un altro contributo importante è arrivato dalla cooperativa Upendi, realtà di riferimento per bambini e ragazzi con neuro divergenze e non solo. A rappresentarla è stata Arcangela Valerio, referente del centro polifunzionale, che ha illustrato il valore del lavoro svolto da un'équipe multidisciplinare composta da figure educative e professionisti, tra cui logopedisti e psicologi.
L'intervento ha evidenziato quanto sia fondamentale costruire una rete tra famiglie, scuole e territorio, per condividere strategie e percorsi educativi capaci di rispondere alle diverse esigenze individuali. Tra le metodologie presentate, spazio anche alle attività motorie e all'arte circense, con esercizi e proposte che possono favorire lo sviluppo delle funzioni esecutive, la coordinazione, la relazione e la partecipazione.
Il percorso di inclusione deve però andare oltre gli interventi specialistici. È necessario affrontare anche le barriere sensoriali e sociali che possono rendere difficoltosa la vita quotidiana: dai parchi giochi ai servizi, fino agli spazi pubblici frequentati dalle famiglie.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la comprensione dei comportamenti legati al sovraccarico sensoriale. Un "meltdown", per esempio, può essere interpretato erroneamente come una mancanza di educazione, quando invece richiede conoscenza, attenzione e un approccio adeguato. Questa incomprensione può contribuire all'isolamento delle famiglie. Per questo, accanto ai percorsi terapeutici ed educativi, sono essenziali le occasioni di incontro con i coetanei e le esperienze nei contesti reali della comunità. Piccoli accorgimenti possono fare la differenza: momenti di silenzio, riduzione delle luci e della musica di sottofondo nei supermercati, ambienti meno caotici e una maggiore attenzione agli stimoli sensoriali.
La progettazione di parchi inclusivi, eventualmente accompagnati da mappe sensoriali, rappresenta un'altra opportunità concreta. Un approccio che non riguarda soltanto le persone neurodivergenti, ma può migliorare l'esperienza urbana anche per anziani, persone con disabilità e cittadini con esigenze differenti.
Il confronto si è arricchito con la riflessione sul "Libero Pensatoio", uno spazio ideale e concreto per immaginare insieme nuovi modi di vivere la città.
Rosanna Farinati ha presentato "Città Bambina", descrivendo un'esperienza in cui il gioco e la partecipazione diventano strumenti per ripensare gli spazi urbani. Un lungo tappeto di gomma nera, una cima d'albero e attività costruite insieme ad adulti e bambini evocano un ambiente in cui la progettazione nasce dall'esperienza diretta e dalla creatività dei più piccoli.
Il filo conduttore del convegno è stato chiaro: una città inclusiva non si costruisce attraverso singoli interventi, ma con un lavoro condiviso e continuativo.
Amministrazioni, famiglie, scuole, imprese, servizi educativi e realtà associative sono chiamati a dialogare e a collaborare per trasformare le esigenze della comunità in progetti concreti. La comunicazione, l'ascolto e la coprogettazione diventano strumenti indispensabili per superare le barriere, comprese quelle meno visibili.
Un momento di confronto dedicato al valore dell'inclusione e alla necessità di ripensare gli ambienti quotidiani attraverso uno sguardo nuovo: quello dei bambini, delle persone con disabilità e, più in generale, di tutti coloro che vivono la città.
L'incontro ha rappresentato anche l'occasione per avviare una nuova progettualità legata al Piano urbano dei bambini, con l'obiettivo di promuovere una città più accessibile.
A introdurre il tema è stata la moderatrice Mariateresa Burdi, con il consigliere comunale delegato alla cultura Ignazio Lovero, che ha sottolineato l'importanza di mettere in relazione progettisti, scuole e famiglie, per comprendere come i bambini si muovono negli spazi urbani e come percepiscono l'ambiente che li circonda.
L'assessore Mariella Lorusso, invece, ha richiamato il significato più ampio della parola "casa": non soltanto il luogo in cui si vive, ma anche il mondo esterno, fatto di strade, piazze, servizi e luoghi di incontro. La casa, infatti, non si esaurisce nelle mura domestiche: il passaggio verso l'esterno apre un mondo diverso, che deve essere pensato anche dal punto di vista dei più piccoli. Da qui nasce la necessità di progettare spazi accessibili e universali, capaci di accompagnare la crescita e di costruire nuove opportunità per il futuro.
Il percorso avviato punta a trasformare queste riflessioni in una progettualità concreta, fondata sul dialogo e sulla collaborazione tra le diverse realtà del territorio.
Una città accogliente deve saper guardare oltre la prospettiva dell'adulto, creando ambienti in cui i bambini possano sentirsi coinvolti, sicuri e liberi di partecipare. Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale costruire un lavoro condiviso tra amministrazione, famiglie e comunità.
Tra gli interventi, Arianna Gravina, della Biblioteca del Fuorilegge, ha raccontato il ruolo della biblioteca come spazio in continua evoluzione, capace di andare oltre la tradizionale funzione di luogo dedicato alla lettura. Particolare attenzione è stata riservata ai bambini nella fascia d'età 0-6 anni, attraverso ambienti progettati alla loro altezza, con scaffali accessibili e spazi pensati per favorire autonomia, scoperta e partecipazione. Accanto a questi, sono presenti luoghi dedicati agli under 14 e iniziative che portano la lettura anche in contesti diversi, come quello ospedaliero, attraverso formule di condivisione e circolazione dei libri.
Il tema dell'accessibilità riguarda anche la possibilità di utilizzare gli ambienti in ogni periodo dell'anno, con soluzioni adeguate e funzionali.
Un altro contributo importante è arrivato dalla cooperativa Upendi, realtà di riferimento per bambini e ragazzi con neuro divergenze e non solo. A rappresentarla è stata Arcangela Valerio, referente del centro polifunzionale, che ha illustrato il valore del lavoro svolto da un'équipe multidisciplinare composta da figure educative e professionisti, tra cui logopedisti e psicologi.
L'intervento ha evidenziato quanto sia fondamentale costruire una rete tra famiglie, scuole e territorio, per condividere strategie e percorsi educativi capaci di rispondere alle diverse esigenze individuali. Tra le metodologie presentate, spazio anche alle attività motorie e all'arte circense, con esercizi e proposte che possono favorire lo sviluppo delle funzioni esecutive, la coordinazione, la relazione e la partecipazione.
Il percorso di inclusione deve però andare oltre gli interventi specialistici. È necessario affrontare anche le barriere sensoriali e sociali che possono rendere difficoltosa la vita quotidiana: dai parchi giochi ai servizi, fino agli spazi pubblici frequentati dalle famiglie.
Un aspetto particolarmente delicato riguarda la comprensione dei comportamenti legati al sovraccarico sensoriale. Un "meltdown", per esempio, può essere interpretato erroneamente come una mancanza di educazione, quando invece richiede conoscenza, attenzione e un approccio adeguato. Questa incomprensione può contribuire all'isolamento delle famiglie. Per questo, accanto ai percorsi terapeutici ed educativi, sono essenziali le occasioni di incontro con i coetanei e le esperienze nei contesti reali della comunità. Piccoli accorgimenti possono fare la differenza: momenti di silenzio, riduzione delle luci e della musica di sottofondo nei supermercati, ambienti meno caotici e una maggiore attenzione agli stimoli sensoriali.
La progettazione di parchi inclusivi, eventualmente accompagnati da mappe sensoriali, rappresenta un'altra opportunità concreta. Un approccio che non riguarda soltanto le persone neurodivergenti, ma può migliorare l'esperienza urbana anche per anziani, persone con disabilità e cittadini con esigenze differenti.
Il confronto si è arricchito con la riflessione sul "Libero Pensatoio", uno spazio ideale e concreto per immaginare insieme nuovi modi di vivere la città.
Rosanna Farinati ha presentato "Città Bambina", descrivendo un'esperienza in cui il gioco e la partecipazione diventano strumenti per ripensare gli spazi urbani. Un lungo tappeto di gomma nera, una cima d'albero e attività costruite insieme ad adulti e bambini evocano un ambiente in cui la progettazione nasce dall'esperienza diretta e dalla creatività dei più piccoli.
Il filo conduttore del convegno è stato chiaro: una città inclusiva non si costruisce attraverso singoli interventi, ma con un lavoro condiviso e continuativo.
Amministrazioni, famiglie, scuole, imprese, servizi educativi e realtà associative sono chiamati a dialogare e a collaborare per trasformare le esigenze della comunità in progetti concreti. La comunicazione, l'ascolto e la coprogettazione diventano strumenti indispensabili per superare le barriere, comprese quelle meno visibili.






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